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Il Palazzo Comunale di
Cancellara: tra "Luci e colori" , personale di Pittura
dell'artista lucano Antonio Cillis
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"Le cose semplici sono le più vere; le
cose vere sono sempre le più belle".
Così commenta uno dei tanti ammiratori
dell'artista lucano, Antonio Cillis,sul
libro delle firme posto, attualmente,
nella sala del Palazzo Municipale di
Cancellara. In effetti le opere esposte
(ben 22) del pittore di origine
pietragallese colpiscono l'occhio del
visitatore per la semplicità dei
soggetti e dei colori che rendono i suoi
quadri veri e propri capolavori. |
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La
mostra
"Luci e
colori",
inaugurata
l'11
Agosto e
che
rimarrà
aperta
al
pubblico
fino al
20
Agosto,
sta
riscuotendo
ampio
successo
tra
visitatori
di tutte
le fasce
d'età
che,
incuriositi,
si
aggirano
tra le
sale del
Palazzo
Municipale,
quasi a
scrutare
il
segreto
che si
cela
dietro
le forme
e i
colori
delle
opere di
A.
Cillis.
Si
tratta
di una
selezione
di oli e
acrilici
su tela,
dipinti
tra il
2002 e
il
2009. Si
nota
facilmente
che il
soggetto
umano è,
in
apparenza,
assente;
infatti,
secondo
quanto
l'artista
pietragallese
afferma,
l'uomo
dovrebbe
ritrovare
se
stesso
semplicemente
guardando
il
dipinto.
Si
tratta
quasi di
un
lasciapassare
all'occhio
profano
del
visitatore
al
potere
dell'arte
di saper
coinvolgere
ed unire
persone,
storie e
paesaggi
oltre i
confini
geografici.
Tali
barriere
non
sono,
infatti,
un
limite
per
Antonio
Cillis
che,
recatosi
per la
prima
volta in
Sudamerica
nell''87,
come
componente
della
banda di
Pietragalla,
è
rimasto,
da
allora,
profondamente
affascinato
dall'ambiente,
dal
popolo e
dai
silenzi
di
quella
terra.
Dall'
'87 in
poi, i
viaggi
oltreoceano
sono
diventati
una
costante
nella
vita del
pittore
che,
portando
in
valigia
parte
delle
sue
opere,
fa
conoscere
(e
riconoscere) la
cultura,
i
paesaggi
e le
tradizioni
nostrane
in una
terra
che
accoglie,
ormai da
generazioni,
discendenti
di
emigranti
lucani.
Gli
occhi di
questi
particolari
visitatori
non
possono
che
emozionarsi
di
fronte
alle
rappresentazioni
del
paese
natio,
probabilmente
molto
più che
se si
trattasse
di una
foto in
bianco e
nero,
dal
momento
che i
colori
contribuiscono
in
maniera
efficace
a
rendere
più viva
l'immagine.
E' ciò
che è
accaduto
con
l'opera
del
2003,
"Il
covone",
che trae
ispirazione
da una
sua
vecchia
foto in
bianco e
nero di
Cancellara
scattata
in piena
estate,
ove
appare
l’immagine
di un
covone,
rappresentato
in primo
piano,
quasi a
ergersi
a
protagonista
dell'intera
opera e
a
testimoniare
secoli
di
tradizione
contadina
che,
purtroppo,
oggi,
rischiano
di
scomparire.
Tale
quadro è
esposto
all'ingresso
della
mostra
ed è
affiancato,
a creare
una
sorta di
immaginaria
protezione,
da altri
due
omaggi
di
Antonio
Cillis a
Cancellara
che
ritraggono
la
cappella
di san.
Rocco.
Fra gli
altri
paesaggi
lucani
esposti
si
ritrovano
“ I
Palmenti
di
Pietragalla”
ed una
veduta
di
Acerenza
“Primavera
da Serra
La
guardia”.
Questi
quadri
sono
circondati,
quasi a
stabilire
una
leale
competizione,
da
paesaggi
tipicamente
sudamericani
come, ad
esempio,
quello
del
deserto
di
Atacama
"Rigoglio
nella
laguna
di
Miñeques",
del
ponte
sul
fiume
Paranà
"Luci
sul
Paranà"
e di un
paesino
nell'isola
di
Chiloè,
in Cile
("Bassa
marea a
Castro")
che
colpisce
per i
colori
delle
casette
in legno
che
risentono
dell'influenza
architettonica
nordeuropea.
Il
parallelo
tra
Europa e
Sudamerica
che si
stabilisce
considerando
la sfera
architettonica,
quindi
l'operazione
che
l'uomo
svolge
sull'ambiente,
viene a
cadere
se si fa
riferimento
ai
paesaggi:
sterminati
fino
alla
desolazione
da un
lato e
concentrati,
raccolti,
dall'altro.
Le
differenze
consistono
anche
nei
dettagli
che la
natura
instaura
a
partire,
ad
esempio,
dalla
vegetazione,
dai
fiori
presenti
in una
terra e
non
nell'altra;
è il
caso dei
cespugli
delle
saline
del
deserto
di
Atacama
e delle
ginestre
lucane.
Infine,
il
confronto-scontro
tra Sud
America
e
Lucania
pare
terminare
nel
vortice
di un
tramonto.
Infatti,
in
quella
che è
stata
ribattezzata
"La sala
dei
tramonti"
sono
esposti
quattro
dipinti,
tre dei
quali
ispirati
a
paesaggi
sudamericani
e uno,
"Tornando
da
Maratea"
ai
colori
caldi
della
città
sul
Tirreno.
Sono,
probabilmente,
questi i
quadri
che
affascinano
di più i
visitatori
che,
assaliti
dal
vortice
quasi
ipnotico
del sole
che pare
sorgere
e
tramontare
al tempo
stesso,
scoprono
quanto
l'uomo
possa
esser
impotente
di
fronte
alle
meraviglie
della
natura…
e
dell'arte.
Possiamo
concludere
con un
ringraziamento
ad
Antonio
Cillis
che è
stato
capace
di
emozionare
occhi e
cuori
lucani e
sudamericani
servendosi
di
strumenti,
semplici
e
preziosi
al tempo
stesso,
quali
tele,
pennelli
e
colori,
scattando
fotografie
dipinte
di un
puzzle
che
intreccia
i suoi
ricordi,
con
quelli
di
numerosi
emigranti.
Grazie
per aver
introdotto
in
questo
puzzle
della
nostalgia,
della
natura e
della
semplicità
anche la
nostra
amata
Cancellara.
Giovanna
Pietragalla
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Ultimo aggiornamento 07.09.2009
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Nuova recensione critica di
Cristina Manganiello
Profesora Investigadora Facultad de Bellas Artes Universidad
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